"8 grandi registi per gli Obiettivi del Millennio"
| Data Uscita | 2010 |
| Lingua | Italiano |
Un film di Abderrahmane Sissako, Gaspar Noé, Wim Wenders, Gael García Bernal, Jan Kounen, Gus Van Sant, Jane Campion, Mira Nair.
Ispirato agli otto obiettivi fissati nel settembre 2000 dalle Nazioni Unite per migliorare la vita della popolazione mondiale, questo film collettivo vede la luce nella sua interezza in prima mondiale assoluta a Roma alla presenza dei suoi autori. Ciascuno ha ideato e filmato una storia diversa, legata ad uno degli obiettivi, tra l'Africa e l'Islanda, la Germania e gli Stati Uniti, l'Australia e l'Amazzonia dando voce a speranze e drammi collettivi, con la passione dell'artista, l'emozione del narratore. Un vero film fatto di otto racconti diversi, una collana di perle composta da una comune passione per un futuro diverso, creata in piena libertà da ciascuno degli artisti coinvolti. Otto paia di occhi diversi leggono un unico obiettivo apparentemente irraggiungibile: quello incarnato dalla Dichiarazione del Millennio made in Onu, che nel 2000 ha individuato in otto obiettivi precisi il fulcro del patto congiunto tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo. Entro il 2015, infatti, ci si propone di debellare la fame nel mondo, garantire un'educazione primaria globale, promuovere l'eguaglianza tra i sessi, ridurre la mortalità infantile, tutelare la salute delle gestanti, arrestare la diffusione dell'AIDS, raggiungere un degno livello di sostenibilità ambientale, sviluppare una partnership globale per lo sviluppo. Troppo? Gli 8 registi qui ci spiegano, ognuno a suo modo, il perché.
Presentato in anteprima assoluta a questo terzo Festival Internazionale del Film di Roma, "8" è un collage di corti dedicati ciascuno ad uno dei goals individuati dalle Nazioni unite otto anni fa. Ecco allora prender vita una serie di piccole storie, parabole minime di esistenza tra il didascalico e l'istruttivo, accomunate dal nobilissimo intento di consegnare ai posteri il miglior pianeta possibile.
Se il lungo monologo firmato da Noè ci presenta un malato di HIV e la sua storia di orrore quotidiano narrata in off, per accumulazione, l'approccio favolistico della Campion inventa un mondo di siccità in cui lacrime di bambini e note di violino rincorrono le nuvole cercando di farle scendere a terra.
Se per Mira Nair "pari opportunità" è quanto ottiene una donna col burqa che divorzia per amore d'un altro, Gael Garcia Bernal invece afferma in setting islandese l'assunto universale per cui "istruzione è libertà".
Se il Sogno di Tiya raccontato da Sissako nasce dallo studio alla lavagna elementare dei disattesi Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la Storia di Panshin Beka ricostruita da Kounen dipinge con apprezzabile fotografia la tragica vicenda di una giovane partoriente nel cuore povero e lussureggiante di un'Amazzonia cantatilenata in bianco e nero. Se, infine, Gus Van Sant rincorre annoiati adolescenti sullo skateboard mentre elenca in fretta e a tutto schermo i dati agghiaccianti della mortalità infantile mondiale, Wim Wenders spiega il significato del termine "microcredito" con un'intuizione godibile e originale di rara efficacia.
Come si vede, dunque, nessuno dei directors ha rinunciato ad una propria cifra distintiva per affrontare uno dei tanti mali terrestri e piantarlo senza ipocrisie sul grande schermo. Il motore comune, però, è il medesimo e si riassume a perfezione nello slogan originale: "everybody knows, nobody worries", ovvero "tutti lo sanno, nessuno se ne preoccupa". Purtroppo. Ma incrociamo le dita con Wenders, sorridiamo un po' e speriamo che cambi. Basterebbe rimboccarsi le maniche.







