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SIRIA: AUMENTA L'ESODO VERSO I PAESI CONFINANTI

27 Agosto 2012

Sono centinaia le persone che ogni giorno fuggono dalla Siria verso i paesi circostanti e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) rafforza le proprie attività di registrazione dei rifugiati. La registrazione è importante poiché senza di essa potrebbe essere difficile avere accesso ad assistenza e servizi fondamentali.
 
L'Agenzia ha aperto una nuova struttura per la registrazione all'interno del Centro internazionale espositivo Rachid Karame a Tripoli che consentirà di esaminare i casi di fino a 700 persone al giorno. Attualmente nel nord del Libano vi sono circa 20mila rifugiati registrati. Altre migliaia sono in attesa di farlo, mentre continuano ad arrivare nuove persone.
 
L'apertura del centro è conseguenza di una campagna d'informazione che incoraggiava le persone a registrarsi. Molti siriani che hanno abbandonato le proprie case sono riluttanti a registrarsi. Se è vero che molti rifugiati ricevono una qualche assistenza umanitaria anche mentre sono in attesa di registrarsi, tale operazione diventa invece essenziale per ricevere cure mediche e per iscrivere i bambini nelle scuole pubbliche libanesi che riprenderanno il mese prossimo, dopo la pausa estiva. Attraverso le agenzie partner, l'UNHCR coprirà le spese scolastiche per i siriani fuggiti, dopo aver organizzato durante l'estate classi di recupero per i bambini che nel proprio paese avevano programmi e lingua d'istruzione differenti. Prima della pausa estiva erano circa 1.200 i bambini siriani che studiavano nelle scuole del nord del Libano. Dopo le operazioni di registrazione in corso - stima l'Agenzia - altri 3-4mila bambini siriani entreranno nel sistema scolastico il prossimo mese di settembre.
 
Complessivamente - comprendendo nel calcolo anche il nord del paese - sono 37.740 i siriani registrati in Libano, mentre altri 1.700 ricevono assistenza mentre sono in attesa di registrazione. Il 57% della popolazione registrata si trova nel nord e poco più del 40% nella Bekaa, nell'est. Un numero minore di rifugiati si trova a Beirut, Mount Lebanon e nel sud del paese. Le attività di registrazione proseguono nella valle di Bekaa e a Beirut.
 
Nelle aree di confine del nord del Libano, intanto, le condizioni di sicurezza dei rifugiati vanno deteriorandosi. Le aree settentrionali della regione di Wali Khalid - dove risiedono diverse centinaia di famiglie di rifugiati - due o tre volte alla settimana sono oggetto di bombardamenti provenienti dal lato siriano della frontiera. Nonostante la situazione, molte famiglie preferiscono restare in questa insicura regione di confine dove hanno trovato rifugio presso famiglie piuttosto che spostarsi in centri di alloggio collettivi.
 
In altre aree del nord del Libano i rifugiati che non dispongono di grandi mezzi finanziari fanno fatica a pagare gli alti canoni di affitto di sistemazioni spesso al di sotto degli standard. A Tripoli ad esempio, il 90% dei rifugiati vive in alloggi presi in affitto, con costi che superano i 250 dollari al mese per 2 stanze.  La generosità delle famiglie d'accoglienza è comunque messa a dura prova e le condizioni sono di sovraffollamento. L'UNHCR è stato informato che una famiglia di Tripoli stava ospitando 4 famiglie.
 
La maggior parte dei siriani quindi alloggia presso famiglie o appartamenti in affitto, ma un numero sempre crescente di loro sta cercando una sistemazione in scuole, nel nord e nell'est del paese, segno che le comunità locali non sono più in grado di accogliere ulteriori rifugiati nelle loro case. Nell'area della valle di Bekaa circa 94 famiglie attualmente vivono in scuole, 80 delle qual i in scuole che dovrebbero riaprire in settembre. Nel nord invece 51 famiglie attualmente vivono in scuole funzionanti. L'UNHCR sta potenziando il proprio impegno per cercare di trovare alloggi alternativi per questi rifugiati.
 
Se è vero che il numero di rifugiati continua a crescere è altrettanto vero che - secondo le informazioni ricevute dall'UNHCR - cresce anche il numero di siriani che incontrano difficoltà nell'attraversare le frontiera in sicurezza. Alcuni riferiscono di aver impiegato 4 ore nel tentativo di raggiungere il confine, azione che normalmente necessita di non oltre un'ora, a causa di problemi nel superare posti di blocco nei quali vengono sottoposti a interrogatori e a perquisizioni delle automobili.
 
Giordania
 
Negli ultimi 2 giorni è stato registrato un netto calo nel numero di cittadini siriani che ha attraversato il confine con la Giordania.
Sabato sera solo 283 siriani hanno attraversato la frontiera, cifra ben al di sotto della media costante di circa 400 persone che da luglio arrivavano ogni sera. I rifugiati hanno riferito di essere stati oggetto di colpi di artiglieria e piccole armi da fuoco mentre viaggiavano verso il confine.
 
Circa 6mila persone attualmente vivono nel campo di Za'atri - a circa
15 chilometri dal confine - mentre altri 7.629 risiedono in altri siti collettivi per rifugiati nel nord ella Giordania. Mentre il vento del deserto continua a soffiare sulle tende degli insediamenti per rifugiati, dove le condizioni di vita sono difficili, l'UNHCR e le agenzie partner stanno lavorando duro per migliorare la situazione a Za'atri. L'installazione dell'energia elettrica consente di migliorare l'illuminazione delle aree pubbliche, rendendo il campo più sicuro per i residenti. Ad ogni tenda sono state distribuite lampade ad energia solare. L'ospedale da campo marocchino è adesso operativo mentre quello francese è in corso di allestimento. I servizi medici nel campo avranno così un netto miglioramento.
 
Ad Amman nel frattempo aumenta il numero di persone che chiede di registrarsi con l'UNHCR: il numero di richieste giornaliere negli ultimi giorni è passato a 300 dalle 200 della scorsa settimana. Secondo l'Agenzia le cifre sulle persone registrate (45.998) non riflettono il numero reale della popolazione di rifugiati presente in Giordania, poiché molte persone sono riluttanti a registrarsi. L'UNHCR rileva che il governo della Giordania stima che dal marzo del 2011 tra le 145mila e le 150mila persone siano arrivate nel paese.
 
Turchia
 
Nel corso del fine settimana è aumentato il ritmo degli arrivi in Turchia, portando il totale dei cittadini siriani fuggiti nel paese a 59.710, tra cui circa 2mila persone che vivono nelle scuole di Adana in attesa che si rendano disponibili spazi nei campi. Non tutte queste persone si sono ancora registrate presso le autorità turche. Di queste persone 10mila sono arrivate negli ultimi 4 giorni. Il 50% dei rifugiati è composto da bambini. Solo mille dei nuovi arrivati sono riusciti a recarsi nel campo di Gaziantp a causa della mancanza di spazio, mentre altri sono stati sistemati in collegi di Oguzeli e alcune centinaia stanno per essere alloggiate in una palestra di Islahiye. Altre 2mila persone si trovano al confine di Kilis/Oncupinar in attesa di completare la procedura di ammissione e saranno trasferite in collegi di Osmaniye finché il nuovo campo della città non sarà operativo. Un nuovo campo inoltre sta per essere completato a Karkamis e dovrebbe aprire per la fine del mese.
 
Iraq
 
Molti iracheni continuano a far ritorno nel proprio paese dalla Siria:
circa 25.906 dal 18 luglio, dei quali 400 sabato scorso e 328 domenica.
La maggior parte di loro è rientrata attraverso la frontiera terrestre di Al-Waleed, mentre altri 6mila sono rientrati in aereo. Le necessità di queste persone vanno dai documenti d'identità a cibo, cure mediche, denaro e lavoro. Molti affermano che le loro case in Siria sono state distrutte da bombardamenti e colpi di armi da fuoco. Uno  di loro ha riferito di aver dovuto trascorrere 4 giorni senza cibo e acqua a causa delle operazioni militari. Coloro che provengono da Aleppo dicono di essere stati costretti a lasciare le proprie case dalle forze armate.
 
Allo stesso tempo anche cittadini siriani continuano a fuggire in Iraq:
117 persone sono giunte a Al-Qa'im nella giornata di sabato scorso e 115 di domenica. Le persone vengono indirizzate nel nuovo campo di Al-Qa'im, dove da oggi il governo sta trasferendo anche rifugiati che alloggiavano in una scuola. Il numero totale di rifugiati siriani in Iraq - compreso il Kurdistan - ammonta adesso a 14.129, dei quali 13.025 registrati.
 
Siria
 
In Siria la situazione si fa sempre più precaria per la popolazione di rifugiati. Il minibus di una famigli di rifugiati somali di 11 persone che cercava di fuggire da Tal Mneed dirigendosi verso Hornah è stato colpito da armi da fuoco. Un bambino di 9 anni è stato portato da un gruppo di uomini siriani nella comunità somala di al-Hurneh mentre dove si trovino gli altri componenti della famiglia è ancora sconosciuto. La Mezzaluna rossa araba siriana (SARC) ha trasferito un gruppo di 70 rifugiati somali da Hurnah a Masaken Barzeh dove sono stati temporaneamente ospitati da altri  somali. Tuttavia le famiglie cominciano ad avvertire la pressione e alcune sono state sfrattate dai proprietari per aver ospitato sfollati. Questo gruppo adesso è stato trasferito dalla SARC in alcune scuole di Zahira.
 
Le operazioni dell'UNHCR proseguono nonostante il peggioramento delle condizioni di sicurezza. Negli ultimi giorni l'Agenzia ha distribuito ad Aleppo e Hassakeh aiuti d'emergenza come taniche per l'acqua, materassi e teli di plastica. Team di operatori sanitari sono attivi a Masaken Barzeh e Zahira, mentre prosegue l'attività di counselling telefonico.
L'UNHCR continua a ricevere chiamate sulle proprie linee dedicate di rifugiati che esprimono preoccupazione per le minacce ricevute, per le difficoltà economiche e per chiedere assistenza alimentare. Altri rifugiati chiamano l'Agenzia chiedendo informazioni sul ritorno in Iraq e sul reinsediamento.
 
Statistiche
 
Le cifre ufficiali dell'UNHCR relative alla registrazione non riflettono l'esatta quantità dell'intera popolazione di rifugiati in alcuni paesi poiché molti sono riluttanti a registrarsi o sono in attesa di farlo. Al 13 agosto il numero dei rifugiati siriani nei paesi limitrofi formalmente registrati o nella procedura per farlo ammontava a 157.577, dei quali 45.998 in Giordania, 37.740 in Libano, 14.129 in Iraq e 59.710 in Turchia.
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