SUDSUDAN: L'INCUBO DEI CAMPI PROFUGHI
06 Agosto 2012
Osservatore Romano - In Sud Sudan ogni giorno muoiono in media cinque bambini: i nuovi dati epidemiologici raccolti dagli operatori di Medici senza frontiere (Msf) in due campi rifugiati in Sud Sudan mostrano tassi di mortalità e malnutrizione ben al di sopra la soglia d'emergenza. Più di 170.000 rifugiati hanno intrapreso un viaggio tremendo per attraversare la frontiera e fuggire dal conflitto e dall'insicurezza alimentare negli Stati sudanesi del Nilo Blu e Sud Kordofan. In molti hanno dovuto camminare per settimane e sono arrivati in quattro campi profughi in condizioni estremamente vulnerabili e precarie. In due campi, le condizioni di vita sono particolarmente spaventose e hanno conseguenze devastanti sulla salute di migliaia di persone. Da giugno, una media di cinque bambini muoiono ogni giorno nel campo di Yida e nel campo di Batil, la maggior parte a causa di dissenteria e di gravi infezioni e un bambino su tre è affetto da malnutrizione. «I 1.200 bambini colpiti da malnutrizione severa acuta inseriti nel programma nutrizionale dell'organizzazione umanitaria rappresentano solo la punta dell'iceberg - ha affermato André Heller-Perache, capomissione di Msf in Sud Sudan - la maggioranza dei nostri pazienti in entrambi i campi è composta da bambini malnutriti che sono ulteriormente indeboliti da diarrea emorragica, malaria e gravi infezioni respiratorie. Entrano velocemente in un circolo vizioso di malattia che causa ulteriori complicazioni che possono portare alla morte. Le nostre équipe mediche lavorano ininterrottamente in condizioni disperate per salvare quante più vite p ossibile». L'organizzazione umanitaria ha avviato un massiccio intervento di assistenza sanitaria e oggi è il principale fornitore di cure mediche nei campi del Nilo Superiore e dello Stato di Unity. Nel campo di Yida, il numero di posti letto disponibile è stato appena raddoppiato per aumentare la capacità di cura dei pazienti con patologie gravi. Le équipe di Msf sono composte da oltre 180 operatori internazionali e ulteriori rinforzi sono in arrivo per fronteggiare la situazione e rispondere ai gravi bisogni medici. Anche l'alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) segue da vicino la situazione nel Sud Sudan che è una delle più impegnative al mondo. Sono infatti necessari aiuti nel settore della salute e programmi intensivi in materia di igiene e condizioni sanitarie, per mitigare le minacce alla salute dei rifugiati. Gli operatori medici attivi nell'area hanno registrato un netto aumento di casi di diarrea emorragica. Per affrontare la situazione e garantire una quantità sufficiente di acqua potabile si stanno scavando altri pozzi e altri team di esperti nel settore sono stati dispiegati sul posto. L'Unhcr inoltre sta distribuendo in questi giorni migliaia di taniche per l'acqua e vengono utilizzate ulteriori quantità di cloro. È poi in corso un impegno da parte di tutti gli attori al fine di accrescere l'informazione tra la popolazione dei rifugiati - composta soprattutto da giovani - sui rischi derivanti da cattive condizioni igieniche, di salute e nutrizionali. Nel frattempo, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha compiuto oggi a Juba, una breve tappa all'interno del suo giro di visite in Africa. Il capo della diplomazia di Washington è la più alta personalità internazionale a visitare questo Stato, nato un anno fa dopo la dichiarazione di indipendenza da Khartoum. La visita di Clinton - che è ripartita per l'Uganda - è durata solo tre ore durante le quali ha incontrato il presidente Salva Kiir e il collega Nhial Deng Nhial auspicando che Juba e Khartoum accettino dei compromessi per risolvere le loro controversie.







