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Foto fonte: ilpost.it

IL CAMMINO DIFFICILE DELLE DONNE ARABE

Dopo la caduta di Ben Ali la richiesta democratica del popolo rosa si propone come strumento di contrasto politico alle proposte dei movimenti islamisti

Chiara Zappa
15 Giugno 2012
Avvenire - Ed. nazionale  Pag. 28   Noi, donne arabe impegnate nella lotta per la democrazia, la dignità e l'uguaglianza, noi che siamo state in   prima linea negli straordinari cambiamenti in atto nel mondo arabo, vogliamo ricordare alla comunità   internazionale che le donne hanno il diritto di beneficiare, allo stesso titolo degli uomini, del vento della libertà   e della dignità che sta soffiando in questa regione del mondo». Tra le firmatarie dell'"Appello delle donne arabe per la dignità e l'uguaglianza", che qualche mese fa si ritagliò ampio spazio sui media e nel dibattito pubblico, c'erano anche le rappresentanti dell'Associazione Tunisina delle donne democratiche (Association Tunisienne des femmes démocrates , Atfd). Le stesse che, in occasione dell'anniversario del Codice tunisino   sullo statuto personale che negli anni Cinquanta segnò una tappa cruciale verso l'uguaglianza di genere di   fronte alla legge (il testo bandiva la poligamia e garantiva la parità sul luogo di lavoro e nei tribunali), sono   scese per le strade di Tunisi rivendicando la necessità di difendere le conquiste nel campo dei diritti femminili   davanti alla minaccia di un rigurgito conservatore di matrice confessionale, con l'ascesa dell'islam politico   nell'era post-Ben Ali. È per questo costante attivismo, portato avanti con coraggio dal 1989, che l'Atfd   riceverà, il 29 giugno a Bolzano, il Premio Alexander Langer (il 26 è prevista una cerimonia alla Camera dei   deputati), nel contesto dell'edizione 2012 di Euromediterranea, quest'anno tutta dedicata a "Donne in   cammino". Il premio dedicato al grande intellettuale scomparso nel 1995 - del quale Chiarelettere manda in libreria in questi giorni il libro Non per il potere , che raccoglie alcuni scritti sull'impegno politico e i temi della pace e della democrazia -, intende «riconoscere la lotta lunga e coraggiosa per i diritti delle donne e i diritti   umani di uno fra i soggetti più significativi del contesto tunisino», e vuole anche sottolineare la centralità di   tale impegno come «condizione essenziale per il successo della transizione democratica». Nata in un   momento di apertura politica alla fine degli anni Ottanta, l'associazione fu infatti la prima a porre la grande   questione della cittadinanza femminile in stretta relazione con la democrazia e la separazione tra religione e   vita civile. Se da una parte l'urgenza delle attiviste era smascherare la strumentalizzazione delle donne   operata dal regime, che puntava a dare una falsa immagine di modernità per ottenere il favore dell'Occidente,   dall'altra l'azione dell'Atfd si assestò da subito sul doppio binario di impegno sul campo e pressione politica.   Al centro, questioni scottanti come la violenza e gli abusi sessuali in una società fortemente patriarcale, ma   anche le discriminazioni sull'eredità o la specifica dimensione femminile della povertà: un tema destinato a   diventare di forte attualità con le rivolte per il pane, all'origine della "rivoluzione dei gelsomini". Tra i frutti   concreti dell'impegno di questi anni, un posto speciale è occupato dal Centro di ascolto che dal '93 offre   assistenza medica, psicologica e legale alle vittime di violenza, e a cui si sono aggiunte nel tempo le   campagne di denuncia, oltre ai rapporti di indagine destinati a partiti politici e organizzazioni internazionali.  Cruciale la vittoria ottenuta sul fronte della penalizzazione delle molestie sessuali nelle scuole e nei luoghi di   lavoro: una campagna iniziata nel 2000 ha portato, quattro anni dopo, all'inserimento di questo reato nel   codice penale tunisino. Se la correlazione tra modello culturale dominante e persistenza di alcune   discriminazioni è una realtà con cui le attiviste dell'Atfd si sono scontrate sempre più, non sorprende la loro   più recente iniziativa: un'Università femminista in cui formare i giovani, ragazze e ragazzi, a un modello di   cittadinanza fondato sull'uguaglianza dei diritti, come base per il cambiamento democratico a più ampio raggio. Un modello che, proprio nel momento in cui i tunisini sperimentano inedite libertà e prospettive di  partecipazione, subisce paradossalmente nuove minacce. Basti pensare alle recenti prese di posizione di  movimenti islamisti radicali che, per bocca stessa delle proprie militanti, hanno invocato il ritorno al califfato   quale «esempio brillante per i diritti e il ruolo politico delle donne». Peccato che definiscano la democrazia  «una forma di blasfemia»... Per l'Associazione delle donne democratiche, questi segnali preoccupanti sono   tuttavia controbilanciati dal fermento che, dopo la rivoluzione, ha determinato un boom dell'associazionismo e   della mobilitazione sociale e politica di base. La ricchezza della società civile tunisina sarà la chiave per  superare la prova del cambiamento. Donne in prima fila.    

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