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FIGLI DELLA MODERNITÀ, MALATI DI POCA NATURA

Parchi giochi di plastica, genitori apprensivi, schermi ovunque. Così bambini e ragazzi hanno smesso di giocare all'aperto. Ma in mezzo al "verde" crescono più sani e intelligenti Obesità, ansia, disattenzione, noia possono essere trattate anche stando

Sara Gandolfi
15 Giugno 2012
Corriere della Sera - Sette - N.24 - 15 giugno 2012 Mai ascoltato in silenzio i suoni di un bosco? Mai camminato a piedi nudi sull'erba di un parco cittadino? «La natura è spesso nascosta, qualche volta sopraffatta, molto raramente estinta», diceva l'inglese Francis Bacon. Erano gli inizi del Seicento, la rivoluzione industriale, le fabbriche e il cemento in cui siamo immersi oggi erano, semplicemente, inimmaginabili. Eppure già allora il filosofo empirista, strenuo sostenitore della rivoluzione scientifica, elogiava i poteri nascosti della natura, ai quali l'uomo può solo inchinarsi. "Nature deficit disorder", disturbo da carenza di natura, è invece il termine coniato qualche anno fa dallo scrittore americano Richard Louv (autore di L'ultimo bambino nei boschi , pubblicato in Italia da Rizzoli, e del più recente The Nature Principle ): non è il nome di una malattia, ma di un rapporto mancato, quello fra l'uomo e l'ambiente. Carenza che colpisce soprattutto bambini e ragazzi, gli esseri umani più malleabili e vulnerabili.«Nel momento in cui il legame tra i ragazzi e il mondo naturale sembra spezzarsi», sostiene Louv, «un numero crescente di ricerche collega direttamente e in maniera positiva il nostro stato di salute mentale, fisico e spirituale al rapporto con la natura. Diversi studi indicano che il disturbo da deficit di attenzione e altre alterazioni quali, per esempio, l'obesità, la disattenzione, la svogliatezza, la noia, la depressione, l'ansia, possono essere infatti efficacemente trattate favorendo il rapporto tra i giovani e la natura. I bambini non hanno bisogno solo di una corretta alimentazione e di un buon sonno, ma anche del contatto con il verde». I benefici sono stati confermati da svariate ricerche scientifiche: i bambini che vivono a contatto con la natura (o semplicemente la vedono dalle finestre della classe) hanno migliori risultati nei test di concentrazione e autocontrollo, quelli che giocano regolarmente all'aperto hanno migliori capacità motorie, di coordinazione, agilità, equilibrio. In generale, rispetto ai coetanei che restano chiusi in casa, magari davanti a Tv e computer, hanno maggiori capacità di osservazione, ragionamento e consapevolezza, sono meno inclini al bullismo e meno vulnerabili a malattie e stress. E, soprattutto, sanno stupirsi. Un "senso" che i giovani dei tempi moderni sembrano, a volte, aver perso per strada. Mondi virtuali e "sporca" realtà. Dalle origini della storia a oggi, ogni bambino, quando gliene è data l'occasione, preferisce giocare all'aperto, "sporcarsi" nella natura, che sia una foresta o un'aiuola di città. Ma il verde è sempre più limitato. Dai cortili delle scuole ai parchi giochi, alberi e arbusti sono rimpiazzati da giungle di altalene in plastica e palestre ginniche dalle forme più disparate. L'allarme partito dall'America è arrivato anche in Europa: un dossier del National Trust britannico ha condannato il "drammatico" deficit di natura dei bambini d'Oltremanica (e indirettamente di tutti i coetanei del Vecchio Continente). Colpa del traffico, del fascino esercitato dagli schermi tv ma anche dall'ansia di genitori che imprigionano i figli tra le quattro mura di casa. «Dobbiamo cambiare il modo in cui i bambini crescono e vedono il mondo», avverte Stephen Moss, naturalista e autore del Natural Childhood report . «Il mondo naturale non ha un "libretto d'istruzioni", proprio per questo insegna ai bambini a usare l'immaginazione creativa». La sua ricerca, peraltro, conferma che i bambini sono molto più felici quando "hanno cose da fare fuori" rispetto a quando ricevono un gadget tecnologico, anche il più costoso. Storia non nuova, ma in parte dimenticata. È passato oltre un secolo da quando Maria Montessori scandalizzò i pedagogisti dell'epoca mettendo al centro dei suoi scritti sull'educazione il bambino e le sue esigenze, anche o soprattutto nella natura. Vale la pena leggere il libro In giardinoe nell'orto con Maria Montessori (FeFè editore) ma anche La pedagogia della lumaca di Gianfranco Zavalloni, dirigente scolastico di Cesena e per 16 anni maestro di scuola materna, che nel suo sito (www. scuolacreativa.it/pedagogia_lumaca. html) racconta: «L'altro giorno, una maestra che conosco ha portato i ragazzi della propria classe nel prato davanti a scuola. Era una giornata nuvolosa e di vento. Li ha fatti sdraiare per terra e ha fatto guardare le nuvole nel cielo, immaginandone forme, movimenti. Era scuola quella? Sì era scuola, una scuola eccezionale di poesia».
Genitore, dai l'esempio SEI REGOLE "IN FAMIGLIA" 1. Hobby all'aperto. Mostra curiosità e rispetto per l'ambiente, condividendo con i figli, se possibile, i tuoi hobbies all'aperto. 2. Un'avventura a sorpresa. Una volta a settimana, fate una gita fuori: verso il fiume, la spiaggia, il bosco o solo al parco cittadino. 3. Meno Tv e videogames. Non lasciarlo fermo lì più di 1-2 ore al giorno, il resto lascialo al gioco libero e all'immaginazione. 4. Passeggiata dopocena. Anche in città si può, soprattutto d'estate: aiuta la digestione, ci si racconta la giornata, si vede una stella... 5. In campeggio. Esperienza da fare, meglio se presto, quando dormire sul materassino non dà ancora problemi di schiena. 6. Un orto o il balcone fiorito. Piantate insieme le verdure che poi mangerete. Se non c'è giardino, basta veder crescere un fiore.
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