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L'ONU LITIGA CON L'EUROPA PER LA "PRATICA MEDIEVALE" DELLE BABY BOX

Nicoletta Tiliacos
13 Giugno 2012
Il Foglio  Pag. 2 Roma - Non si chiama più "ruota" ma "boîte à bébé" o "baby box", scatola per bambini. E' una sorta di vetrina  chiusa, pitturata spesso di giallo. All'interno c'è un lettino autoriscaldante ed è collegata con un segnale d'allarme a una chiesa, a un monastero, a un ospedale, oppure a un municipio o a una via molto frequentata. Punti strategici da cui possa partire subito l'aiuto al neonato abbandonato lì (un tempo si diceva "esposto") da una madre decisa a non tenere con sé il figlio ma anche a consentirgli di sopravvivere, proteggendo allo stesso tempo il proprio anonimato. E' la versione tecnologicamente aggiornata di una pratica antichissima e pietosa, che - come ha raccontato il Monde di ieri - si sta nuovamente diffondendo in Europa. Al punto da suscitare la preoccupazione del Comitato per i diritti dell'infanzia delle Nazioni Unite, che ritiene quelle "scatole per bambini" lesive del diritto di conoscere i propri genitori e di essere da loro allevati. Il 10 giugno scorso, interpellata dal Guardian, la psicologa ungherese Maria Herczog, una dei diciotto componenti del Comitato Onu, aveva stigmatizzato quella "pratica medievale" di cui, afferma, non c'è prova che "possa davvero prevenire gli infanticidi" e che spesso, sostiene la psicologa, non è usata dalle madri ma da soggetti - padri o altri famigliari - che vogliono strappare i figli a chi li ha partoriti, garantendosi un anonimato capace di impedire a chiunque, magari proprio alla madre, di poter riportare quei bambini in seno alla famiglia d'origine. Bersaglio principale del Comitato delle Nazioni Unite, oltre alla cultura pro life e ai cattolici schierati in difesa della "ruota", è la Repubblica Ceca, dove dal 2005 sono state istituite quarantaquattro "scatole" per neonati abbandonati. Ancora nulla a confronto con la Germania, la prima a reintrodurre la "ruota" fuori dagli ospedali, nell'aprile del 2000: oggi sono ottanta in tutto il paese. A spiegare ai tecnocrati onusiani l'utilità di questa pratica (si calcola che in Europa almeno quattrocento bambini, negli ultimi dodici anni, siano stati abbandonati e subito soccorsi grazie a quel sistema) è intervenuto l'eurodeputato tedesco Manfred Weber, vicepresidente del Partito popolare europeo. In una lettera a nome del suo schieramento e indirizzata l'anno scorso al Comitato per contestare le accuse mosse alle "baby box", ne ha ribadito la funzione di salvaguardia della vita di neonati in pericolo. In Europa, la moderna "ruota" è ufficialmente attiva in undici paesi. Oltre alla Germania, alla Repubblica Ceca e all'Italia, esiste in Austria, Belgio, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia. In alcuni casi, le "scatole per bambini" servono a compensare l'assenza di leggi che consentano a una donna di partorire sotto anonimato e di lasciare il figlio in ospedale, perché sia adottato. In altri casi, come quello italiano, questa possibilità (prevista dal codice civile fin dal 1928 e oggetto, proprio in questi giorni, di discussione in commissione Affari sociali della Camera, in relazione al rafforzamento delle garanzie di totale segretezza del parto per le donne in difficoltà) coesiste con la nuova "ruota". Si diffondono esperienze come quella del reparto di Neonatologia del Policlinico Casilino di Roma, dove dal 2004 i neonati sono lasciati, attraverso una sorta di finestra basculante, in una stanza riscaldata, da cui un sensore avverte immediatamente il personale sanitario del nuovo arrivo. Lo chiamano "abbandono protetto" e lo è davvero. E non si capisce perché il Comitato per i diritti dell'infanzia dell'Onu, che non si scandalizza per l'impossibilità dei nati da eterologa di conoscere la propria origine (coperta da segreto granitico in molti paesi), debba condannare le "baby box" proprio in nome di quel pretesto.

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