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Foto fonte: corriere.it

ARTICOLO 15: ARRANGIATEVI. COSI' SI MUORE IN CONGO

Nel Paese il primo giorno di vita è anche l'ultimo per un neonato su due

Italia Manzione
12 Giugno 2012
«Débrouillez-vous», cioè arrangiatevi. E' una regola se vivi in un paese come il Congo oltre che una necessità. Lo sanno bene i medici delle città e dei villaggi che devono convivere ogni giorno con la mancanza di medicinali, luce elettrica, acqua potabile. Eppure ci si arrangia, si fa quel che si può coi pochi medicinali che si hanno a disposizione e centellinando l'acqua per lavare le ferite dei malati. Spesso in questi luoghi sopravvivere è una scommessa soprattutto per i neonati. I più piccoli, i più fragili, pagano spesso colpe non loro e infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha inserito nel 2010 la Repubblica Democratica del Congo tra i cinque Paesi in cui ogni anno muore più della metà dei neonati. In Congo il primo giorno di vita è anche l'ultimo per un neonato su due.
A Galleria Colonna a Roma ci si può fare un'idea della tragedia che vivono gli abitanti della Repubblica Democratica del Congo grazie alla mostra fotografica di Nanni Fontana: “Article 15: Débrouillez-vous. La salute negata”. Scatti che raccontano di una realtà triste. Di un paese dal tessuto sociale fragile e ferito dalla guerra, di un territorio massacrato dallo sfruttamento minerario. Di uno Stato dove ci si arrangia.
Ciò che a noi sembra così scontato, come l'acqua potabile diventa un bene di lusso in Congo che oggi deve affrontare moltissime sfide: garantire l'istruzione ai suoi bambini e sottrarli all'esercito congolese, portare i livelli di assistenza sanitaria a condizioni almeno accettabili, fare in modo che più famiglie possibili abbiano accesso all'acqua potabile.
Una mostra fotografica nel cuore di Roma può servire oggi a riaccendere i riflettori sulle condizioni della sanità in questo paese. Qui c'è il più alto tasso di mortalità neonatale e infantile al mondo, inoltre su 100 mila bambini nati vivi muoiono 1.100 donne madri. Ma non è tutto: la guerra ha lasciato una scia di violenze e uno strascico di lutti, sfollati e molti orfani. Gli ex combattenti si sono riciclati come guidatori di moto-taxi o come minatori. Nelle miniere d’oro, riaperte dopo la guerra, si scavano oro, rame, diamanti e coltan. Qui diffusissima è la malaria, malattia complicatissima. Gli antimalarici non bastano mai e quando i malati tornano nei loro villaggi ancora nella fase acuta, rischiano di contagiare anche i sani. Numeri terribili. Non ineluttabili. Qualcosa si può fare, si deve. Questi scatti della mostra sono qui a guardarci e a ricordarcelo.
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