Il triangolo marrone
| Organizzazione | Emergency |
| Data Uscita | giugno 2008 |
| Collana | Rivista Emergency n. 47 |
| Pagine | 32 |
| Lingua | Italiano |
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Sono cittadini italiani da due o tre generazioni; occupati, contribuenti, elettori. I loro figli, italiani, sono compagni di scuola dei figli di altri cittadini italiani.
Ma non devono avere una casa dove abitare, perché sono «sinti»: genericamente «zingari» nella rozza semplificazione di coloro cui «basta la parola», possibilmente una parola facile e conclusiva che esoneri dal pensare e induca ad agire – ad agire con brutalità. Un caso paradossale, questo, che nell’essere assurdamente estremo produce estrema chiarezza.
Quella «anomalia disordinata» che spesso si adduce a pretesto del pregiudizio qui non ha luogo. Si vuole impedire a un’amministrazione comunale di procurare case ai suoi cittadini, in attuazione di un impegno fin qui inevaso assunto da oltre dieci anni. Comunque si intenda la parola «razzista», qui dev’essere impiegata nella forma più evidente e ripugnante. Nessuno ha qualcosa da obiettare a ciò che questi cittadini di Venezia fanno. Il loro torto sta in ciò che sono, nella loro discendenza. Questo caso singolo alimenterebbe in sé, comunque, preoccupazione. Ma la singolarità di questo caso sta solo nel suo carattere estremo, nel suo dichiarare apertamente la verità di moltissime altre situazioni più mascherabili. Non è certo singolare nel senso di isolato.
Possono esistere ed esistono difficoltà di convivenza con persone di abitudini e culture differenti. Ma quando sono coinvolti alcuni «altri» (extracomunitario, rom, rumeno, musulmano… un insieme casuale e mutevole di “nemici”), allora le difficoltà non sono da superare, ma da innalzare a sistema duraturo e immodificabile. Si accusano «gli altri» di insidiare la propria identità, la propria sicurezza, e così si crede di avere nemici. Gioverebbe interrogarsi – interrogarsi, almeno – se respingendo l’altro e il nemico non si stia cercando di recuperare sé stessi, l’identità e la sicurezza proprie, dissipate da un pervasivo, vacuo istinto all’accaparramento e al dominio.
Esistono paure tanto forti da trasformarsi in ossessioni ed esistono “untori” che
inoculano queste paure creando fantasmi, spettri e simulacri; falsità alle quali progressivamente si cede e si soccombe. La spontanea, comprensibile curiosità per chi è diverso percorre una serie infinita di piccoli spostamenti e si trasforma in perplessità, diffidenza, inquietudine, preoccupazione, paura, ostilità…
Una catena di minime trasformazioni, partita da uno sguardo curioso, diventa, dopo tanti insensibili passaggi, una ripugnanza all’idea che altri esseri umani vivano come credono, per la semplice, decisiva circostanza che sono, per l’appunto, «altri».
L’ebreo vicino di casa o di negozio, attraverso progressivi spostamenti e adattamenti, si ritrova infine dove nessuno (quasi nessuno) all’inizio pensava: ad Auschwitz,
Mauthausen, Dachau, con una stella gialla. Che per esigenza di chiarezza e d’ordine lo
distingue da altri candidati allo sterminio: ad esempio dagli zingari, ordinatamente
identificabili nel lager da un triangolo marrone.
www.emergency.it

Leggi il testo
Ma non devono avere una casa dove abitare, perché sono «sinti»: genericamente «zingari» nella rozza semplificazione di coloro cui «basta la parola», possibilmente una parola facile e conclusiva che esoneri dal pensare e induca ad agire – ad agire con brutalità. Un caso paradossale, questo, che nell’essere assurdamente estremo produce estrema chiarezza.
Quella «anomalia disordinata» che spesso si adduce a pretesto del pregiudizio qui non ha luogo. Si vuole impedire a un’amministrazione comunale di procurare case ai suoi cittadini, in attuazione di un impegno fin qui inevaso assunto da oltre dieci anni. Comunque si intenda la parola «razzista», qui dev’essere impiegata nella forma più evidente e ripugnante. Nessuno ha qualcosa da obiettare a ciò che questi cittadini di Venezia fanno. Il loro torto sta in ciò che sono, nella loro discendenza. Questo caso singolo alimenterebbe in sé, comunque, preoccupazione. Ma la singolarità di questo caso sta solo nel suo carattere estremo, nel suo dichiarare apertamente la verità di moltissime altre situazioni più mascherabili. Non è certo singolare nel senso di isolato.
Possono esistere ed esistono difficoltà di convivenza con persone di abitudini e culture differenti. Ma quando sono coinvolti alcuni «altri» (extracomunitario, rom, rumeno, musulmano… un insieme casuale e mutevole di “nemici”), allora le difficoltà non sono da superare, ma da innalzare a sistema duraturo e immodificabile. Si accusano «gli altri» di insidiare la propria identità, la propria sicurezza, e così si crede di avere nemici. Gioverebbe interrogarsi – interrogarsi, almeno – se respingendo l’altro e il nemico non si stia cercando di recuperare sé stessi, l’identità e la sicurezza proprie, dissipate da un pervasivo, vacuo istinto all’accaparramento e al dominio.
Esistono paure tanto forti da trasformarsi in ossessioni ed esistono “untori” che
inoculano queste paure creando fantasmi, spettri e simulacri; falsità alle quali progressivamente si cede e si soccombe. La spontanea, comprensibile curiosità per chi è diverso percorre una serie infinita di piccoli spostamenti e si trasforma in perplessità, diffidenza, inquietudine, preoccupazione, paura, ostilità…
Una catena di minime trasformazioni, partita da uno sguardo curioso, diventa, dopo tanti insensibili passaggi, una ripugnanza all’idea che altri esseri umani vivano come credono, per la semplice, decisiva circostanza che sono, per l’appunto, «altri».
L’ebreo vicino di casa o di negozio, attraverso progressivi spostamenti e adattamenti, si ritrova infine dove nessuno (quasi nessuno) all’inizio pensava: ad Auschwitz,
Mauthausen, Dachau, con una stella gialla. Che per esigenza di chiarezza e d’ordine lo
distingue da altri candidati allo sterminio: ad esempio dagli zingari, ordinatamente
identificabili nel lager da un triangolo marrone.
www.emergency.it
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Indice
ITALIA Nuove strategie possibili per il futuro della medicina nel continente nero
Principi e percorsi di giustizia
Venezia, 13 e 14 maggio: le delegazioni di 8 paesi africani sono invitate da Emergency
a discutere di come promuovere e rendere effettivo il diritto alla salute in Africa.
SUDAN Circa il 10% dei pazienti operati al Centro Salam proviene dai paesi confinanti con il Sudan
Da Kampala a Khartoum
A un anno dal nostro primo incontro nella capitale ugandese, Diane vola al Centro
Salam di cardiochirurgia per la sostituzione della valvola mitrale.
REPUBBLICA CENTRAFRICANA Proseguono veloci i lavori di costruzione del centro pediatrico
Le basi del progetto
SIERRA LEONE Al 177° posto - l’ultimo - nella classifica dell’Indice di sviluppo umano
Lo stallo
Il recente insediamento del nuovo governo ha portato qualche aspettativa di rinnovamento: solo aspettative, al momento, in particolare sul fronte sanitario, dove
il bisogno oltrepassa di gran lunga la disponibilità di risorse.
SIERRA LEONE Da Goderich a Hill Station per curare Abbas
Se Maometto non va alla montagna...
In Sierra Leone, come in gran parte dell’Africa, in mancanza di una rete per la fornitura della corrente elettrica si usano i generatori, spesso difettosi e sempre pericolosi quando nelle vicinanze vivono ragazzini vivaci. Questa è la storia di Abbas, raccontata da lui stesso, e di come è stato curato da Emergency.
AFGANISTAN Un giornalista del TG3 visita la clinica di Emergency nell’orfanotrofio di Kabul
Vittime di guerra, nuova generazione
Nella mancanza di assistenza sanitaria pressoché totale subita dagli afgani, ancora
peggiore è la condizione di carceri, riformatori, orfanotrofi dove – all’assenza di
cure – si sommano i problemi tipici delle istituzioni totali.
CAMBOGIA Luom, 11 anni, all’ospedale di Battambang: aveva raccolto una mina per gioco
IRAQ Una missione di valutazione dell’attività del Centro di Sulaimaniya giunto a un traguardo: 10 anni di riabilitazione
ITALIA Medicina di base, odontoiatria, oculistica, pediatria, ginecologia...
Due anni di rispetto e di amicizia
Immigrato e malato
L’articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che il servizio sanitario nazionale debba essere gratuito, solidaristico e universale. Ma non tutti gli immigrati – né tutti gli operatori sanitari – sanno che il nostro sistema sanitario ha norme precise per tutelare la loro salute.
Turisti per malattia
La riforma privatistica dei sistemi sanitari e la lunghezza delle liste d’attesa in patria stanno generando una migrazione “inversa”: dai paesi ricchi ai paesi poveri in cerca di cure tempestive, di buona qualità e a basso prezzo.
La passerella scricchiola
Il 2008 avrebbe dovuto essere l’anno in cui la Cina, grazie alle Olimpiadi, mostrava
al mondo il volto più grandioso ed emancipato. Il tormentato viaggio della torcia olimpica ha illuminato le difficoltà in cui si dibatte il regime di Pechino tra critiche per le violazioni dei diritti in Tibet e disastri provocati dalle calamità naturali.
Il reato che non c'è
Il Codice penale italiano non contempla il reato di tortura, previsto invece dalla
Convenzione delle Nazioni unite ratificata 21 anni fa dall’Italia. Eppure anche
nel nostro paese esistono si verificano episodi che dovrebbero ricadere sotto
questo reato.
5‰ - Criteri di una proposta
L’accoglimento da parte dei contribuenti si sovrappone al più scontato apprezzamento dei possibili destinatari del 5‰. Una “sperimentazione” dall’esito indubbiamente soddisfacente richiede di trasformarsi in una pratica stabilizzata e affidabile, che nello stabilizzarsi richiede certezze e controlli. Ne suggeriamo possibili criteri desunti da esperienze non solo di Emergency. A 24 mesi esatti dall’apertura del Poliambulatorio di Palermo un bilancio delle attività in corso e nuovi progetti che prendono avvio.
Principi e percorsi di giustizia
Venezia, 13 e 14 maggio: le delegazioni di 8 paesi africani sono invitate da Emergency
a discutere di come promuovere e rendere effettivo il diritto alla salute in Africa.
SUDAN Circa il 10% dei pazienti operati al Centro Salam proviene dai paesi confinanti con il Sudan
Da Kampala a Khartoum
A un anno dal nostro primo incontro nella capitale ugandese, Diane vola al Centro
Salam di cardiochirurgia per la sostituzione della valvola mitrale.
REPUBBLICA CENTRAFRICANA Proseguono veloci i lavori di costruzione del centro pediatrico
Le basi del progetto
SIERRA LEONE Al 177° posto - l’ultimo - nella classifica dell’Indice di sviluppo umano
Lo stallo
Il recente insediamento del nuovo governo ha portato qualche aspettativa di rinnovamento: solo aspettative, al momento, in particolare sul fronte sanitario, dove
il bisogno oltrepassa di gran lunga la disponibilità di risorse.
SIERRA LEONE Da Goderich a Hill Station per curare Abbas
Se Maometto non va alla montagna...
In Sierra Leone, come in gran parte dell’Africa, in mancanza di una rete per la fornitura della corrente elettrica si usano i generatori, spesso difettosi e sempre pericolosi quando nelle vicinanze vivono ragazzini vivaci. Questa è la storia di Abbas, raccontata da lui stesso, e di come è stato curato da Emergency.
AFGANISTAN Un giornalista del TG3 visita la clinica di Emergency nell’orfanotrofio di Kabul
Vittime di guerra, nuova generazione
Nella mancanza di assistenza sanitaria pressoché totale subita dagli afgani, ancora
peggiore è la condizione di carceri, riformatori, orfanotrofi dove – all’assenza di
cure – si sommano i problemi tipici delle istituzioni totali.
CAMBOGIA Luom, 11 anni, all’ospedale di Battambang: aveva raccolto una mina per gioco
IRAQ Una missione di valutazione dell’attività del Centro di Sulaimaniya giunto a un traguardo: 10 anni di riabilitazione
ITALIA Medicina di base, odontoiatria, oculistica, pediatria, ginecologia...
Due anni di rispetto e di amicizia
Immigrato e malato
L’articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che il servizio sanitario nazionale debba essere gratuito, solidaristico e universale. Ma non tutti gli immigrati – né tutti gli operatori sanitari – sanno che il nostro sistema sanitario ha norme precise per tutelare la loro salute.
Turisti per malattia
La riforma privatistica dei sistemi sanitari e la lunghezza delle liste d’attesa in patria stanno generando una migrazione “inversa”: dai paesi ricchi ai paesi poveri in cerca di cure tempestive, di buona qualità e a basso prezzo.
La passerella scricchiola
Il 2008 avrebbe dovuto essere l’anno in cui la Cina, grazie alle Olimpiadi, mostrava
al mondo il volto più grandioso ed emancipato. Il tormentato viaggio della torcia olimpica ha illuminato le difficoltà in cui si dibatte il regime di Pechino tra critiche per le violazioni dei diritti in Tibet e disastri provocati dalle calamità naturali.
Il reato che non c'è
Il Codice penale italiano non contempla il reato di tortura, previsto invece dalla
Convenzione delle Nazioni unite ratificata 21 anni fa dall’Italia. Eppure anche
nel nostro paese esistono si verificano episodi che dovrebbero ricadere sotto
questo reato.
5‰ - Criteri di una proposta
L’accoglimento da parte dei contribuenti si sovrappone al più scontato apprezzamento dei possibili destinatari del 5‰. Una “sperimentazione” dall’esito indubbiamente soddisfacente richiede di trasformarsi in una pratica stabilizzata e affidabile, che nello stabilizzarsi richiede certezze e controlli. Ne suggeriamo possibili criteri desunti da esperienze non solo di Emergency. A 24 mesi esatti dall’apertura del Poliambulatorio di Palermo un bilancio delle attività in corso e nuovi progetti che prendono avvio.







